Il mio sogno? trovare l'anima della corsa.. e della vita.

lunedì 1 marzo 2010

Campestre Bultei San Saturnino



La mia prima campestre è risultata quella che doveva essere..un scoperta dal primo all’ultimo cm. Son venuto con la volontà di divertirmi..un po’ a corto dalla mezza, ma molto determinato a correrla. Vado a fare un giro per il percorso che pensavo essere un po’ umido per la presenza d’erba ma abbastanza asciutto per via delle belle giornate..così non è stato. E’ strano pensare di dover correre una gara su questo terreno arato da tempo, con tutte le gobbe, le zolle smosse che ormai son ricoperte di erba e poi fossati stretti di scolo con dossi allungati. Qualche pietra, ciuffi più grossi, e poi c’è lui, il fiumiciattolo. La pozza di fango è in agguato..ci sarà da divertirsi..come minimo ci si dovrà infangare almeno 8 volte visto che l’acqua và verso il lato opposto dove inizia il percorso di 1,5km da ripetere 4 volte. In questa zona è evidente che la falda è prossima al terreno e sicuramente in tutto il suolo l’acqua della sorgente calda posizionata all’interno del percorso sbuca anche qui a là e le sue acque si infiltrano tutt’intorno e scorrono ora in superficie, ora sottosuolo per poi fuoriuscire nuovamente. Siamo in prossimità della chiesa di San Saturnino significativa testimonianza di arte romanica nell’isola e presso questi terreni sorgono anche le Terme di San Saturnino, dette anche Angioi. Questo luogo era noto ai romani col nome di Aquae Lusitanae, dove si possono ritrovare i resti di un calidarium, oltre che altri reperti architettonici ed epigrafi. Questo stabilimento, che si affianca alle nuove Terme Aurora di Benetutti, è costruzione datata, ma ciò non ne diminuisce l'attrattiva, visto il numero di persone (soprattutto fra i residenti), che preferiscono le sue acque ritenendole più attive per la più elevata temperatura.
La mattina però è tutto un osservare quel che succede. Avrò però solo i master più grandi per poter studiare la fatica che incomincia fin dal primo giro. La giornata presenta un programma per tutte le classi di età (è la 5à prova di campionato per società ed il regionale per l’individuale) ma i master delle categorie inferiori partono per secondi. Quello che dice tutto è mio padre, in difficoltà apparente dal primo giro e non riuscirà a rientrare più con un ritmo migliore su quelli davanti, ulteriori problemi e dolori alle ginocchia non lo soddisfano.
Al traguardo si nota la sua prima gara campestre in tutta la sua fatica, una fatica diversa dal solito. Capisco che è una gara dura, tutti son al limite già dalle prime battute e più che nelle gare di strada bisogna stare attenti a non andare fuori giri. Son tutti pieni di fango, questa non è solo la conseguenza di una pozza e sembra che la parte alta del percorso presenti delle difficoltà come se ci fossero delle salite eppure guardando lontano non sembra niente di particolare. Non vedo l’ora di partire.. sembra fatto apposta ma la nostra partenza sarà: stiamo per partire, stiamo per partire e arriva lo sparo improvviso. Detto, fatto! senza pensarci, subito si và, son già in un altro mondo, estraneo, forse un po’ troppe persone mi superano, non è solo la mia partenza cauta..sto già avendo rispetto di chi è già più abituato, rispetto della prima curva, non so come mi teranno le scarpe, non avere le chiodate sarà un problema?? Si sarà un problema, capisco cosa potrebbe dare un po’ di aggrappo lì sotto..iniziano le prime pozze, più di quelle che pensavo, è tutto un circuito zig zag, rallento ancora, non voglio cuocere..eppure già dal primo giro sarò al limite. Evito bene qualche buca, mi rallegro, ma poi sbaglio altri passaggi, inizio ad affondare, è una continua ricerca di traiettorie e zone sicure su cui appoggiare i piedi e spingere, soprattutto spingere. Arrivo alla zona alta e lì la terra, il fango e le curve ti tolgono ogni volta qualcosa, brevi strappi di pochi metri ti tolgono il resto. Nel punto più alto prenderò una pietra come punto di appoggio per spararmi in discesa e forse sarà il tratto più veloce. Ma la pendenza per tornare alla partenza non è elevata, ulteriori curve e laghetti di fango mi decimeranno le forze.
Il secondo giro sarà molto strano, invece che fare un percorso migliore, cado nelle trappole del percorso. Noto che rispetto alla strada c’è qualcosa di molto diverso..non alzo mai la testa, si è sempre alla ricerca di un punto stabile.
Iniziano già ora i primi cedimenti, pattino sul fango, sbaglio le curve ed esco dritto. Il terzo giro sarà ancora peggio, ogni tanto mi rallegro di aver trovato un buon corridoio ma poi sprofondo nel punto peggiore, sbaglio totalmente delle curve e peggio di un motociclista rientro lento per evitare di scivolare sugli strati che si accumulano sulle vie di fuga..proprio come nel motocross si formano dei rialzi laterali di fango che alcuni prendono in velocità ma che io cerco di evitare per la paura che si disfino sotto il mio peso. Finisce anche il terzo giro, i migliori son proprio avanti, mi accorgo che la gara non è delle solite, nell’ultimo giro ormai mi diverto a passare sul fango ed entrare in una pozza senza neanche evitarla. Alzo il viso e probabilmente mollo la testa e perdo almeno 150 metri da chi ho davanti negli ultimi 7-800 metri, finisco traballante ad ogni curva, ad ogni pozza..le gambe non si fidano più e dopo le 2 o 3 storte leggere che ho preso non ho più la forza e voglia di osare e tener saldi i muscoli. Eppure quando finisco mi vien in mente che se c’erano altri 4 -5 giri avrei recuperato ..con un ritmo leggermente inferiore forse avrei iniziato ad ingranare..forse era il divertimento di qualcosa di nuovo che me lo fa pensare. I 6 km su cui non ci metto la mano nel fuoco per quanto riguarda l’esatta lunghezza li copro in 28’30’’ ma è un dato che non riesco ad interpretare. So solo che la mia sensazione è di essermi trovato in palese difficoltà più che in strada rispetto agli altri. E’ una sensazione che però noto anche in altri atleti..sembra che alcuni siano più allenati per questo specifico campo della corsa o che semplicemente si trovino più a loro agio. La campestre mischia un po’ le carte in tavola e si rivela quasi come un altro sport su cui i risultati quasi scontati delle gare su strada risultano invece più dubbi, i valori risentono di più distacchi e una giornata no può rivelarsi più nefasta.
Fatta la gara il resto è bellezza, lo scenario di questo posto come altri luoghi della Sardegna è unico..un prato tutto verde circondato dalle montagne del Goceano ed i loro paesi: Burgos, Bottida, Bono, Anela, Bultei e poi ancora dall’altra parte Benetutti e Nule.
Si è come su un’ampia platea sorvegliata dagli abitanti dei rilievi. Dopo aver ammirato i panorami lontani vado a fare un po’ di foto verso la zona alberata, lì il vento cessa e lontano da tutti riesco a sentire solo lo speaker. L’unica altra cosa che rompe il silenzio è il fiato ed i passi delle atlete master che gareggiano in quel momento.
Penso a quanti spettacoli ci offre la Sardegna, è diversa di chilometro in chilometro. Guardo in lontananza, è già ora di tornare verso il pubblico là in fondo, passo per la pozza di acqua calda, qualcuno si lava, altri hanno raccolto degli asparagi e dei narcisi selvatici lì intorno, poco prima i bambini cercavano ancora le scarpe sotto il fango e qualcuno si disperava di non riuscire a trovarla più. Per fortuna poi andavano via contenti di averla strappata alla terra. Mi ricordo il mio attaccamento alla bici, agli strumenti per fare sport in generale.



In seguito seguirò i senior..le differenze son anche qui, sempre più marcate che su strada. Il loro giro sarà più piccolo e non arriverà alle zone più alte..un peccato, avrei proprio voluto farli qualche bella foto incorniciata dalla vegetazione.
Torno a casa con un pensiero contrastante. La campestre sembra che non sia per me, nonostante da ragazzino spesso correvo e saltavo per le rocce, il pensiero è che rischio di farmi veramente male e le caviglie le sento deboli, per la prima volta però non me la sono cavata male, è divertente e dovrei provarla con scarpe adeguate, da una parte mi ha disturbato essermi ritrovato pieno di fango e sporco, ma dall’altra parte è la corsa più naturale e mi verrebbe voglia di rifarla domani e provare a dominare di nuovo il terreno e me stesso togliendo fuori quei movimenti agili che si son assopiti. Ci sarebbe tanto altro da dire, sensazioni da scrivere, ma mi bloccherò qui con un’ ultima frase: una bella giornata!!!

8 commenti:

Paolo Isola ha detto...

Da un lato sono dispiaciuto di essere infortunato e di non essere potuto andare a Bultei a gareggiare e a sfidarti, ero curioso di vedere se ti battevo, dall'altro lato sono contento di essermi risparmiato una levataccia, un lungo viaggio in pulman e sopratutto di sporcarmi completamente di fango,di farmi un lungo viaggio in pulman sporco di fango, fango che era tollerabile nelle 3 campestri che ho fatto in provincia di Cagliari e nel Medio Campidano. I miei tempi nelle mie campestri variano da 25'46" di Capoterra a 26'21" di San Sperate. A Bultei con il fango non ho idea del tempo che avrei fatto, sicuramente avrei usato le vecchie chiodate che non uso da quasi 16 anni

Giuseppe ha detto...

Ciao Davide,
chissà che riesca a rimettermi in testa nuovamente la parola gara, così ci si conosce.
Da quest'anno sono iscritto proprio con Bachisio atletica Goceano.
Ciao.

Lucky73 ha detto...

Anche in Sardegna ci sono le campestri allora e soprattutto il fango! TROPPO BELLO!!!

Leggi il programma di POT che ho messo ieri sera sul mio blog noterai le camminate....

sono camminate propriocettive che mi hanno aiutato tantissimo per irrobustirmi piedi e caviglie...

Lo scorso anno ero come te, ad ogni passo rischiavo un infortunio. Quest'anno mi sento le caviglie d'acciaio!!

Il POT è fondamentamente per le campestri ....senza perdere agilità, ma occorrono muscoli d'acciaio....

Anonimo ha detto...

X Paolo Isola: Sarei stato contento di conoscerti..ci sfidiamo alla prossima. Si le chiodate sarebbero andate benissimo..anche io ho usato le scarpe vecchie..tanto per quello che ho visto potevano anche tornare distrutte!!
X Giuseppe: prima o poi ci incontriamo..magari a Ozieri!
X Lucky: Si ho letto proprio ieri notte!!, son proprio i muscoli che comandano quei tipi di camminata che son doloranti!!!

R.Davide

Anonimo ha detto...

Oh Davide, io sono dispiaciuto che siano finite le campestri, soprattutto perchè si torna a correre sull'asfalto! Cosa c'è di meglio che una corsa in natura? Devo dirti che il percorso di domenica non mi ha entusiasmato, però era davvero duro,digeribile solo da chi ha preparato questo tipo di gara e perdipiù in giornata altrimenti erano dolori! A presto, Fausto

Anonimo ha detto...

X Fausto: devo dire che pensavo di trovare un bel prato tranquillo ^_^..un pò lo ho odiato quel percorso e mi stò ancora leccando le ferite..ma devo dire che la campestre mi piace proprio per la corsa su fondo naturale..da una parte invece il ritorno all'asfalto è come ritornare dal mare sulla terra ferma..ciao e grazie per il commento..spero di trovarti per il trofeo monte acuto.

R. Davide

Francarun ha detto...

La Sardegna è un'altro gioiello della nostra bella Italia....
Le campestri a me non piacciono, some te quando le ho corse qualche anno fa, stavo sempre con la testa bassa per vedere dove mettere bene i piedi e pur attente mi feci male slogandomi una caviglia....mai più le campestri per me. però sei comunque andato bene, e se c'erano altri km come dici tu saresti andato meglio perchè mi sa che ingrani dopo qualche km come me, perchè stai anche preparando la lunga distanza.
complimenti comunque e complimenti al tuo babbo sempre in forma !

Anonimo ha detto...

Grazie mille Franca per il commento!! anche da parte di mio padre!

RDavide