Il mio sogno? trovare l'anima della corsa.. e della vita.

sabato 6 giugno 2015

4^ Chia Laguna half marathon - 1h34'41''

Qualche giorno dopo il 3 maggio 2015.

A Chia non dovevo andare. Ciò che mi ha fatto cambiare idea è stato l'invito di un mio amico, che mi ha coinvolto. Lo ringrazio! E' stata una decisione presa al volo, ma un'ottima decisione! Per la verità, a qualche settimana dalla proposta, avevo tantissimi dubbi sul fatto che potessi concludere una mezza maratona impegnativa come Chia. Ma l'occasione era ghiotta, mi sarei divertito e avrei visto con i miei occhi questo famoso evento, se era così eccezionale come sembra: perché vale tutti i partecipanti che ottiene? Perciò eccoci in viaggio con alcuni ragazzi che lavorano nel Progetto Filippide, un ragazzo del progetto, un grande appassionato di calcio con tanta voglia di correre i 10km e una tenacissima master. Con queste premesse il viaggio si rivela molto leggero, scorrevole, dialogato, nonostante ben più di 250 km (sia di andata, sia di ritorno) sotto un fine settimana che si preanuncia infuocato. E domani le temperature saranno più alte.. e si corre. Durante il viaggio abbiamo fatto due soste: una che essenzialmente può essere definita "gabinetto", l'altra più interessante, complice il pranzo. In quest'ultima, infatti, la nostra amica chiede una cortesia ad un signore che abita nel borgo residenziale di Maddalena (vicino a Capoterra). Con lui nasce una piccola e serena discussione. Il tutto si conclude con una bottiglia di buono e fresco vino rosso che ci ha regalato per il viaggio (credo di produzione propria). E di questo piccolo momento del viaggio mi ricorderò sicuramente della targhetta disposta sulla facciata principale della sua casa, la quale segna il livello dell'acqua che li colpì nel 2008. Di fronte, la piazza nella quale gestirono i soccorsi e le altre operazioni successive. Solo ora mi accorgo, studiando il luogo, di quanto il mare fosse vicino: deve essere stato come uno scontro tra maree: senza scampo.
Nella serata prendiamo possesso delle nostre camere nell'economico e buon b & b "La Marea" di Giorgio Zedda, a Domus de Maria (devo dire gentilissimo per averci dato la possibilità di una doccia extra subito dopo la gara dell'indomani).

La serata continua con la consegna dei pettorali presso l'expo del conference center del Chia laguna resort. Devo dire che mi aspettavo molto più caos, e molti più stand. Tuttavia il luogo è intimo e confortevole. E poi vedo delle bellissime Bianchi da strada: sono già contento! Non contento, invece, per via dei problemi relativi alla partecipazione del ragazzo del progetto Filippide. Oltretutto sembra per fesserie burocratiche che per fortuna sono state risolte in un discreto tempo.
E il tempo vola, in breve ci si ritrova al ristorante pizzeria Mister Akumal. E qui forse ho salvato per un pelo la mia gara, in quanto la pizza era gigantesca ed io, fortunatamente, non ho esagerato. Tuttavia l'indomani, anche dopo la colazione, provavo momenti di intesa sensazione di fame già dalle 9:00 del mattino. Ultimamente ho sempre fame, ma certe volte non ho neppure voglia di mangiare.
Comunque, dopo aver fantasticato su alcuni astici serviti a spese del proprietario.. si va a dormire: inizia un altro calvario.
Sebbene abbia avuto la fortuna di avere un letto matrimoniale, e due cuscini, probabilmente avrei dovuto scambiare la stanza quando ne ebbi l'occasione. Ma la stanchezza, l'ora e la voglia di dormire non ha fatto sorgere nuovamente una situazione di discussione. Così, dopo aver fatto i miei esercizi concilia sonno (vari movimenti e stretching con cui cerco di lottare con la fascite ogni giorno) scopro che i cuscini non mi sono congeniali. E' più forte di me, non riesco a rilassarmi. Il cervello, poi, è acceso, mi metto a pensare, apro gli occhi e una spia luminosa mi sveglia ancora di più. Sembra un sole, ma è solo la mia mente che moltiplica ogni aspetto che può tenermi sveglio. Passano le macchine, altri rumori. Forse ci vedo malino nel buio della camera, ma nel silenzio il mio udito si amplifica. Forse dormo qualche decina di minuti. Poi mi risveglio di colpo, vado in bagno due volte: la pizza mi aveva messo sete e ho bevuto troppo. Controllo l'ora. Dormo a piccoli sonni fino al mattino presto: non conterò più di 2 o 3 ore in totale. E durante uno dei momenti in cui guardo le pareti mi invento di usare i doppi asciugamani come cuscini. La soluzione non mi porta il sollievo voluto e torno ai cuscini normali. Alla fine riesco ad addomesticarli. Mi viene da pensare che la notte prima di Arzachena (cioè due notti prima) avevo dormito solo 5 ore. Inizio a preoccuparmi: sono sicuro che una notte non può indebolirmi troppo; ma due notti parziali e un solo venerdì notte buono?
Tra una cosa e l'altra arriva la mattina. Alla fine rimango disteso dalle 4:50 fino alle 5:45, sveglio con gli occhi chiusi. Mi alzo. Alle 6 e 30 sono pronto per la colazione. 
La giornata inizia bene. Sul luogo della partenza della gara il parcheggio migliore è a pagamento, ma noi troviamo una sistemazione in quello che si può definire "il parcheggio gratuito": il bordo di una strada sterrata. Sul luogo della partenza i podisti aumentano velocemente mentre noi consegniamo le nostre borse. E tra un volare di rondini e l'altro si passa alla preparazione contro gli sfregamenti: con la sudorazione, il vento e il caldo questo dettaglio sarà importante, decisivo!
Sono appena le 9:00: decido di mettermi anche la protezione 50 sul viso e di rimanere all'ombra, prima di avere il coraggio di effettuare un breve riscaldamento. Sono le 9:30: oggi voglio fare una buona gara, decido di partire davanti. Sarò così bravo che il mio tempo e il real time coincideranno. Dietro di me almeno 3000 persone, davanti riesco a vedere i top, uomini e donne. E soprattutto la Straneo. Penso: peccato, riesco a vederla solo ora, una foto con lei l'avrei voluta fare. Mi consolerò pensando a quella che mi son fatto fare due giorni prima con la bravissima ed emergente Alice Cocco. La Straneo la rivedrò solo durante la gara, che corre senza fatica e senza sentire il caldo: io mi trascinavo il mio stanco corpo e sognavo la sua leggerezza.
Ma è tempo di partire, finalmente! Intorno a me podisti euforici mi spaccano i timpani. Il 3 - 2 - 1 è una liberazione. Cerco subito i palloncini che mi aiuteranno a fare 1h e 30. Sono vicini. E tra i podisti più veloci della mezza e quelli della 10 che mi superano, e cerco di evitare in collisione, mi metto alle spalle dei pacemaker. Così vicino che per i primi km dovrò evitare che i palloncini mi arrivino in faccia. E nonostante tutto qualcuno riesce a tagliarmi la strada. E penso: ma voi che avete persino il pettorale blu (quello della mezza) dove volete andare scattando come scemi con 19 - 18 km di gara da fare? Poi, prima del 5° km iniziano i ritiri, gente che scoppia e lascia la strada improvvisamente, alcuni completamente esausti, come cavalli sfiancati. Il caldo c'è ma non è ancora forte. Alcuni sembrano anche buoni podisti e il ritmo non è eccezionale, da 4'11'' a 4'20''/km. Non riesco a capire questi cali improvvisi e drastici da parte di questi corridori. Anche io sento subito la gamba che diventa pesante, ma non si può mollare come se si avesse corso un 1000 al 100%. Lascio perdere e mi concentro sulla mia gara. La salita all'interno dell'abitato di Chia mi fa sentire una leggera fatica, anche troppo anticipata (in fondo capisco un po' di più i primi ritirati): al 5° km si salirà già di circa 40 metri sul livello del mare. Così, prudentemente, lascerò andar via i pacemaker. Per me andavano forte. Non ero in grado di seguirli (in qualche foto che ho visto in questi giorni mi ritrovo un Davide già pallido e stanco sin dalla partenza), quindi farò il mio passo, senza più guardare il Garmin già dal sesto km. Ho fortunatamente capito al momento giusto che non sarà una gara dove andare con tempi regolari, tutt'altro. I primi km saranno 4'11'' - 4'17'' - 4'20'' - 4'17'' - 4'23''.
Finalmente il primo giro di boa, molto bello, ancora molto trafficato da podisti, stretto, ma parecchio stimolante, direi quasi caratteristico. Rivedo tanti volti conosciuti e vengo rapito da quella mole di informazioni visive e di saluti scambiati tra tutti.
La via del ritorno è piacevole, sembra esserci una leggera discesa che per 3 km mi fa realizzare un costante 4'11''/km. Poi inizia un lento calvario. Forse per l'errore di aver bevuto poco, forse per il caldo, forse la stanchezza del viaggio e dei giorni precedenti, fatto sta che devo ridurre molto la velocità. Eppure ho la sensazione che non perdo terreno, anzi. D'altra parte inizio ad avere anche sensazioni di fermarmi, di non farcela. Arrivano i demoni mentali. Quanto tempo che non li incontravo più. Definitivamente lascio perdere un buon tempo. Penso che concluderò in 1h e 40'. 9° e 10° passano in 4'24'' e 4'29''. Si passa per la partenza e ora si va verso la costa ovest dell'Isola, verso Tuarredda. Inizio a cercare acqua, ma i ristori sono troppo distanti e l'acqua da fastidio quando la mandi giù: calda e gasata. Anche i sali sono caldi. Ma devo bere di più. Vorrei anche fermarmi per fare pipì. Il lungo stradone ed un evidente salitona (non pensavo fosse così pesante) mi fanno rallentare sempre più. All'undicesimo km pensavo a come avrei fatto ad arrivare alla fine, facevo sempre più fatica ed ero sempre più incatramato, nel fisico, nella mente e sull'asfalto. Pensavo che se fossi riuscito a tornare indietro avrei chiuso almeno in 1h e 50'. Non riuscivo ad immaginarmi al ritorno, lungo la stessa strada in direzione opposta. Poi ho pensato, che no, non dovevo ritirarmi, che comunque l'avrei finita. I demoni sono persuasivi e seducenti, ma io lo sono di più!! Mi sono ricordato di quando ero stanco durante la Sardinia Ultramarathon 2012, quel giorno, fermo lungo il ristoro del 2° giro, e poi sono ripartito. Il corpo in questa mezza poteva darmi ancora qualcosa, dovevo aspettare le energie nascoste. Non poteva essere più difficile di quella volta, portare a termine la gara. Ho continuato. E' passato pure lo stimolo della pipì, ho visto i podisti camminare sulla prima salita vera della Chia half marathon e ho preso coraggio. E' iniziato il recupero nel punto più duro della salita, poi la discesa mi ha dato una mano. Lungo il breve rettilineo successivo ho capito il modo in cui finire quella gara. Ho impostato la mente dell'ultramaratoneta :).
11°, 12° e 13° in 4'37'' - 5'10'' - 3'58'', con punte massime e minime di 5'47''/km e 3'36''/km.
L'impresa diventa quella di arrivare al 15° e sopportare la vista di chi già rientrava: non farsi perdere d'animo. Neanche quando poco prima del secondo giro di boa si incrociano simpatici che ti urlano: quanto è bella la discesa! E tu sei in salita che arranchi con il caldo e una sete da Sahara che ti sgretolano in granelli disidratati. Comunque, dopo la discesa arriva una parte di piano e di sali e scendi, con una faticosa asperità proprio prima del secondo giro di boa, dove venivi premiato con l'acqua. Così ho impostato un ritmo tranquillo nel piano e forzavo un po' di più in salita. La cosa bella è che recuperavo tantissime posizioni. Ciò mi ha aiutato tantissimo, mi sono veramente divertito nella zona più infernale degli inferi di Chia! Tra una cosa e l'altra arrivo al giro di boa. Quindi dovevo per forza di cose bere bene, non lasciarmi scappare l'occasione! Prendo la bottiglietta e faccio qualche passo a piedi. Bevo e mi bagno. Troppo, mi inzuppo la canotta. Errore, non avevo valutato che il ritorno è caratterizzato da un vento fortissimo, che lascia il posto al caldo. Per fortuna mi rinfresca al punto giusto senza farmi venire dolori al ventre o allo stomaco. Così procedo a bassa velocità, con passo il più possibile svelto e con tanta concentrazione per controllare la cadenza. Non c'è verso, il vento è forte e non si riesce a correre disinvolti. E' una croce continua. Eppure recupero ancora. In un modo o nell'altro arrivo alla salita del 18° km. Dico solo che il Garmin mi segna punte a 6'24''/km e la schiena mi faceva male per quanto la pendenza e il vento mi piegavano. Ma non è tempo per mollare, è tempo di scollinare! La seguente discesa, e soprattutto gli ultimi 2 km di Viale Chia, saranno interminabili ma, naturalmente, molto più lineari dei precedenti dal 14° al 18° km (dal 14° al 21° segno i seguenti tempi: 4'21'' - 4'50'' - 4'25'' - 4'57'' - 5'27'' - 4'29'' - 4'25'').
Le ultime centinaia di metri mi vedono arrivare sulla scia di un mio compagno di squadra. Il mio sorriso interiore addirittura si premia da solo vedendo un risultato under 1h35'. L'unica cosa che penso è quella di andare al ristoro. Berrò più di mezza dozzina di bicchieri di sali e molta acqua. Ho perso troppi liquidi, evidente errore. Devo riabituarmi anche a questo. In questi anni ho perso persino la capacità di assumere liquidi in gara. La fame non è molta ma comunque dovrò buttare la pasta offerta dall'organizzazione per un altro motivo: sembra tolta dalla scatola per quanto poco è cotta. Non è mangiabile. Per il resto direi che le cose da scrivere sulla gara sono finite. 
Il pomeriggio mi vedrà beato con le gambe nella fresca acqua di Tuerredda, mentre la macchina del mio amico stava in un parcheggio a pagamento dal fondo melmoso. Ma ogni cosa, per fortuna, vede piccoli aspetti negativi ma anche grandi positivi. Come quella sosta sulla via del ritorno, dove tra bellissime chiacchierate e spensieratezza ti ritrovi anche a vedere un gruppo di sconsiderati bevitori che mettono in mostra la loro birra fuori e dentro dai locali: dalla bottiglia all'evaporazione che si attua nei bagni.
Per epilogo. Penso che Chia faccia successo perché ci si trova un po' di evasione. Si ritrovano anche molte amicizie e conoscenze podistiche che solitamente in gare più provinciali e regionali si vedono meno. Cosa che mi ha fatto molto piacere. I nomi da elencare sarebbero tanti, loro sanno. Poi il luogo mi ha dato l'impressione di essere fuori dal caos della Sardegna (che in confronto al resto d'Italia appare già più tranquilla), ultima frontiera prima dell'avventura in un affascinante deserto pieno di oasi da scoprire. Il segreto sta nel nome, piuttosto che nel luogo. Nell'immaginazione del podista, che per tanti motivi è stata sapientemente saputa stimolare. Non a caso, sulla via del ritorno, il traffico (presumo "del mare") ti fa tornare alla realtà. Forse era meglio passare dall'altra parte, come diceva la nostra tenacissima amica, ma il tempo, il tempo non ti lascia libertà! E' ora di tornare alla schiavitù di tutti i giorni. Ma con la mente libera, ripulita, magari un po' malinconici e nostalgici. Tornare, ripartire con un cervello ristorato e rinvigorito, nuovamente positivo.

Corri Porto Torres - Trofeo Martiri Turritani - 8,4 32'35''

Il 2 giugno non potevo mancare a questa manifestazione. Pochi km da casa, molti visi conosciuti e un bel percorso ricavato a pochi passi dal mare, in pieno centro cittadino. Si trattava di fare 5 giri a bastone (un bastone a L, diciamo) tra Corso Vittorio Emanuele II e il lungomare. Partenza e arrivo davanti alla Piazza del Comune, con un'affascinante doppio passaggio ad ogni giro. Tanto che ad un certo punto, in quanto ha gareggiato anche mio padre con cui ci siamo incrociati almeno due volte all'altezza del traguardo, è andato in caos anche il Presidente provinciale Fidal che faceva da speaker: "ecco passare Ribichesu, dall'altra parte Ribichesu, l'altro Ribichesu... Ribichesu padre..".
E' stata una bella giornata, con tante gare, riservate anche alle categorie dei ragazzini, alla non competitiva ed a quella femminile. Tuttavia il tempo passava e il caldo aumentava. La nostra partenza ci immerge fin dal primo giro in un velo di sudore. Eppure, nonostante una mattinata in cui mi sveglio svogliato, parto subito scattante, forse complice il buon riscaldamento realizzato con il resto della Podistica Sassari. Tanto scattante che per qualche centinaio di metri vedo la schiena di Oualid e penso che, in generale, tutti siano partiti piano. 
Ma più avanti, a metà del primo giro, tutti accelerano e prendono via via le loro posizioni in fila indiana. I primi km passano a 3'35'' e 3'37''. Inizio a pensare che forse sono io che sono partito più veloce del solito, era da anni che non riprovavo queste sensazioni. In ogni caso è ora di diminuire l'intensità e ricordarsi della gara e dei lunghi giri infuocati. Non prima di aver provato a seguire per un po' alcuni dei miei bravissimi compagni di squadra.
Ma nuovamente, nel 2° e 3° giro provo a tenere un buon ritmo a costo di scoppiare, voglio vedere fino a dove posso spingermi, voglio testare il nuovo stato di forma. Nel frattempo valuto che inizio a sentirmi sempre più pesante e meno sciolto, probabilmente per la temperatura che sale all'interno del corpo e per il fiato che inizia a mancare. Mi volto al giro di boa del lungomare e vedo che da dietro non guadagnano. Provo a tenere la posizione anche nel 4° giro. Al quinto mi impegno a non cedere, nonostante abbia dato fondo ad ogni mia briciola di energia e di esperienza, di trucchi mentali. Concluderò 18° assoluto e 2° di categoria. 2° di categoria finirà anche mio padre! E' veramente da tanto tempo che non succedeva, emozionante! Probabilmente con una media di 3'53''/km mi è andata molto bene (il vincitore sono sicuro che sia andato facilmente sotto i 3'15''/km), mi ha aiutato il caldo, forse degli avversari che sembravano stanchi, esausti. Eppure sono molto molto contento, mi sono divertito tantissimo!! La mattinata prosegue con le lunghe premiazioni sotto un feroce sole, ma non mi interessa, mi sento rilassato, mi sto divertendo, e l'ambiente podistico mi dà linfa, a tratti mi rigenera, mi distrae.

lunedì 1 giugno 2015

Aspettando l'eternità..

In risonanza con l'agonia, sperduto in tempi labirintici. Intrattenendo l'integrità/si lotta ìmpari contro la fobia/d'insufficienze mitraliche/da ultra astinenza d'amenità.

Ribichesu Davide

martedì 12 maggio 2015

Sono felice del fatto che sto correndo..

Ultimamente ho riprovato a riprendere a correre: mi sembra positivo aver fatto ben 6 gare. O meglio, ho partecipato con grande passione. Diciamo che posso ritenere il 1° gennaio 2015 come data utile ad identificare la ripresa. Più verosimilmente posso poter dire che corro dalle prime settimane di marzo, in quanto i km precedenti erano talmente pochi che non possono ritenersi significativi. Perciò a chi mi ha rivisto nelle gare, e mi chiedeva: - come va? - rispondevo: - sono contento che sto correndo! -
Ultimamente ho provato a combattere la fascite anche con dei plantari, realizzati professionalmente dopo un visita baropodometrica. Dopo 5 mesi ho tolto i plantari ed ho cominciato a correre senza. Con i plantari alla fin fine i dolori si alleviavano molto solo se ci correvo piano, e quando, anche con attenzione si prova ad aumentare la velocità, diventano più fastidiosi che altro: il piede sembrava sempre volar via dalla scarpa. E il dolore non spariva mai del tutto. Oltretutto è un buon metodo per consumare le scarpe nel punto in cui la parte alta del calcagno appoggia posteriormente sulla scarpa: certi buchi! Questo perché il piede rimane rialzato di qualche centimetro e sfrega, con quel movimento che ti fa temere di perdere la scarpa stessa.
Insomma, alla fine il problemino non è mai sparito, ma ora riesco comunque a correre, ed ho fatto anche qualche garetta. L'ottava edizione della Corrincentro, la 25^ Sagra del carciofo ad Uri, il 10° Trofeo Monte Acuto, un 5000 in pista (dove il 22/03/2015 ho fatto la straordinaria performance di 21'17'' ^_^), il Trofeo Prendas ad Ittiri e il Currendi in Pischera - 1° Trofeo del Fenicottero. Su queste ultime due devo soffermarmi, in quanto non avevo avuto modo di scrivere niente ma devo ricordarmi quanto l'ospitalità è stata altissima. In entrambi i casi le organizzazioni hanno realizzato delle belle gare. Una cittadina, l'altra campestre, molto caratterizzate. Ambedue inserite in contesti particolari: la prima all'interno della vetrina di promozione dell'agroalimentare e dell'artigianato; la seconda a strettissimo contatto con lo stagno della Pischera a San Teodoro. Entrambe le manifestazioni sono state molto interessanti e di livello, con buffet finali abnormi, in cui, specialmente, ho potuto assaggiare una miriade di dolci diversi e prodotti particolari come lo yogurt di capra.
Devo proprio consigliarle con eccellenti e distinti voti!!!

10° Trofeo Monte Acuto - 55'50''

Mercoledì 18 marzo 2015

Del Trofeo ho parlato spesso, perciò è utile che scriva per mio ricordo solo gli estremi.
E' stata molto dura. Il vento, sulla via del ritorno, era veramente forte e mi ha fatto camminare qualche volta (3 se ben ricordo). Diciamo che per l'allenamento che avevo (meno di 20 km la settimana prima) è andata di lusso. Probabilmente dovevo tirare meno la discesa, anche perché senza allenamento ne ho risento sin dal 1° km, e le gambe hanno messo a nudo sin da subito dei dolori alla parte bassa. E questi dolori si son sentiti forti per due giorni. Il piede invece mi ha dato fastidio solo martedì, in pineta, solo leggermente lunedì. Oggi, mercoledì 18 marzo, invece sono riuscito a fare 11 km a 4'40''/km circa. 
Perciò mi rimane da segnalare che il primo, Lorenzo Vigliotta, mi pare abbia fatto poco meno di 45' (44'30'' circa). Caspita quanta differenza!
Come sempre, poi, la manifestazione si è svolta bene. E' sempre un piacere parteciparvi. E devo dire che i formaggi, la pizza e il vino poco prima delle premiazioni rendono questa gara particolarmente "succulenta".
Sono dal 2009 (tranne l'edizione non fatta del 2014) che non manco, e ogni volta vedo che la decisione è sempre stata saggia!
Altro fatto da riportare è il pensiero che ho scritto per Tore Scanu, che mi ha chiesto se potevo fargli avere qualcosa per il sito della loro società. Lo riporto sotto.

10° Trofeo Monte Acuto.
Una cosa è certa, sono molto contento della mia ennesima partecipazione al Trofeo Monte Acuto. Anche se fosse stato per il semplice fatto di essere lì. Quest’anno, poi, festeggiava persino la doppia cifra, e non essendo mai mancato da quando ho iniziato a correre, ho avuto come un motivo in più. Insomma, ho voluto correre nonostante anche quest’anno, e l’anno precedente, abbia avuto qualche difficoltà. Anche se trattasi di sole quisquilie di salute podistica, per fortuna. Sono altre le cose che a tutti noi la vita riserva…
Infatti, come è ben noto, il Trofeo Monte Acuto non è una gara da affrontare con troppa spregiudicatezza. E anche da questo punto di vista mi sono accorto che, nonostante la mancata edizione del 2014, la manifestazione è solo andata in standby, ed è stata onorata, anche questa volta, da numerosi atleti isolani. Magari anche acciaccati come me, con scarso allenamento o con sintomi invernali. Diciamo che la fedeltà dei propri clienti non svanisce facilmente se si hanno punti forti dalla propria parte.
Si, sono convinto che questo Trofeo funzioni - e dovrà continuare a funzionare - molto bene. Ne è la prova il fatto che, nonostante ci siano state difficoltà impreviste dal punto di vista climatico, e quelle dovute a profondi fatti che hanno colto emozionalmente impreparati tutti noi (podisti, organizzatori, gruppo giudici di gara, presidenti e tutti gli altri attori coinvolti nella manifestazione), il tutto sia andato a buon fine.
I miei occhi hanno visto e vissuto idee contrastanti, dubbi e impotenza, incertezza, sia in gara che nei tempi senza cronometro, sia sul piano umano che su quello prettamente atletico. Come è normale che sia, in quanto siamo, appunto, uomini. Ma l’atmosfera, quella che ho personalmente respirato, sempre più, fino a fine mattinata, è di quell'ottimismo umile, seriamente conscio, che si ha nelle situazioni e negli impegni con cui si affronta la vita, che ci uniscono, che vorrei sempre vedere.
E se stemperando il concetto, se ciò, poi, forse è stato aiutato anche da un incontro ravvicinato e piacevole con un rosso prepotente che ti si presenta con un “Lei non sa chi sono io!”, allora ben venga. Ti giri e vedi i volti sereni e soddisfatti, di persone mature e tranquille. Tutti accomunati da una giornata in compagnia, due chiacchiere, scambi di idee, nel rispetto.
In sostanza, nonostante le vicissitudini per noi indomabili il tutto ha avuto un ottimo e positivo decorso. Con i suoi tempi, le sue emozioni, i suoi valori aggiunti. Dettati anche dalla volontà dell’organizzazione, a  monte della giornata di gara, di coinvolgere il lato umano con quello sportivo, portandoli sullo stesso nastro di partenza.
E non riesco a non fare un paragone con ciò che la stessa manifestazione ha portato in questi anni. Ogni volta condizioni di gara sempre diverse, nonostante il percorso si sappia già qual è. E durante la stessa gara di quest’anno l’imprevedibilità dei contesti era racchiusa in quei 11,790 km: prima la salita e il vento, poi la discesa ripida dove tirare i freni, poi quella facilità del pendio con il sole che ti sorride, e poi il lavoro di gambe con gli alti e bassi. Ancora: nuovamente un muro di freddo che ti spinge a lottare, le ulteriori fatiche e finalmente un traguardo. E se due anni fa qualcosa mi aveva fatto pensare ad una nascita, ad un’araba fenice, quest’anno ho trovato, nel Trofeo Monte Acuto, un cammino… e della meditazione.



25^ Sagra del carciofo Uri - 24'10''

Brevi appunti.

Domenica 8 marzo ho partecipato a questa breve gara unita alla rinomata sagra: solo 5 km, calcolati su Google Earth (5,190 con il mio garmin), ma molto pesanti. E' stata una presa di coscienza importante. Sono proprio fuori forma. Non che ci fossero dubbi, con 8 kg in più e il piede destro che non è mai al 100% neanche con i plantari. Si aggiungono poi gli scarsi 23, 30, 47 e 17 km (gara compresa) settimanali svolti ultimamente.
Oltretutto il percorso era veramente difficile: un giro piccolo e 6 "grandi", con una mini salita micidiale all'avvio di ognuno dei 6. Nel complesso il garmin mi precisa che c'è stato un aumento di D+ di ben 149 metri.
Il dislivello positivo mi spezzava il fiato e le gambe, e nella ulteriore dolce salita con vento contrario non riuscivo a mettere velocità. Infine, nella discesa abbastanza pendente, non riuscivo a recuperare. Solo quasi sul traguardo si poteva rifiatare bene. Però a quel punto iniziava subito il nuovo terribile muro di Via Arborea, subito dopo la Piazza Funtana Manna.
Insomma dopo ore di attesa mi sono fatto la mia gara tranquilla con passo costante e volata finale su due concorrenti. Tanto che persino Peppino mi ha pure detto che il vizio delle volate non l'ho mai perso :) . Sono arrivato comunque molto provato. Il problema è sempre il piede. Tuttavia voglio provare a correre al prossimo Trofeo Monte Acuto e finirlo, sarà il decimo. Non sono mai mancato fin dal 2009. Nel 2014 non fu fatto.

venerdì 8 maggio 2015

VIII Corrincentro

Il giorno dopo la Corrincentro....

Devo dire la verità, ho poca voglia di scrivere. Prima di oggi ancora meno. La mia vena creativa che animava questo blog è stata, ed è, direttamente proporzionale alla soddisfazione che provo per la corsa. Perciò ci voleva la mia, attualmente disputata, settima edizione (non sono mai mancato dal 2009) della Corrincentro di Sassari per portarmi a digitare la password e cliccare di nuovo il tasto che mutamente dice: scrivi un nuovo post. Con questo darò conto di alcuni brevi aggiornamenti di carattere trasversale al capitolo delle mie nuove avventure podistiche del nuovo anno, o almeno si spera che le saranno state. Perciò quello che seguirà è quanto.
In questi ultimi tempi sto combattendo con una fascite plantare, e ultimamente sembra che i plantari stiano leggermente dando un po' di sollievo al mio piede destro. Questo sollievo mi porta a riprendere un leggero allenamento (dal primo gennaio ho fatto 12 piccole uscite, con gara della Corrincentro di ieri compresa). Questo sembra che stia anche riequilibrando la mia povera schiena che, inconsapevole e piena di pietà per i dolori che il sistema nervoso doveva far scivolare ogni giorno dall'estremità podologica al cervello, cercava di caricare il peso solo sulla gamba sinistra.
Come dicevo, dal primo gennaio ho riprovato per l'ennesima volta a saggiare le sensazioni con dei miseri 4 km. E' andata benino, tanto che ho corso qualche breve allenamento fino al 6 gennaio, ogni giorno: sembra quasi che muovermi mi dia ancora più sollievo alla fascite rispetto che al mortale immobilismo dei glutei incatramati al divano o alle sedie. L'8 e il 9 gennaio altri allenamenti, l'11 gennaio ho fatto la gara a Sassari. Una gara più con me stesso: unico obiettivo esterno è stato quello di non perdere di vista mio padre, che alla fine mi darà 50''. Il mio tempo finale sarà di 31'32''. In parte dovuto anche al fatto che nella parte in salita ho camminato per 3 volte: il cuore e i polmoni dovevano prendere fiato pure loro. 
Devo dire che sono molto contento. Ho cercato di trasmettere queste mie sensazioni positive anche a chi mi chiedeva come era andata: "E' già tanto che corro un po'", la mia risposta decisa. Certo, se non dovessi preoccuparmi di essere sempre cauto sarebbe un altro paio di maniche.
Poi c'è anche il fatto del peso. Da quando non ho più corso come si deve (diciamo dalla Sardinia Ultramarathon del 2012 in poi) ho preso 9-10 kg.: ora ne peso 63, ne pesavo anche 53 quando rientravo da qualche allenamento. Sono tanti, tantissimi, per un corridore. Si sono proprio sentiti tutti lungo i 6,5 km della gara di ieri, al di là dell'allenamento quasi inesistente (specie dal punto di vista cardiovascolare).
Ma passiamo ad alcuni fatti positivi. La Corrincentro è gustosa come sempre, porta input positivi allo spirito, sopratutto per il fatto che essendo abbinata ad altre iniziative, e con la presenza di stand, riempie la piazza di colori e di volti nuovi. Il percorso è sempre stimolante, e non ti guarda neanche in faccia se non sei preparato: se tu, podista, vedi questo da un punto di vista onesto non puoi che cercare di evitare di mollare. E non si parla della ricerca del traguardo della manifestazione. 
Insomma: personalmente sono andato alla Corrincentro perché ci tenevo a non mancare ed a collezionarne un'altra, e perché avevo bisogno del sapore di vita podistico. Spero proprio che le figure influenti che circolavano nella mattinata di ieri abbiano sentito questi sapori, non necessariamente uguali al mio, ma simili, e che possano spingere nell'arricchire questo evento: dare una "mano economica istituzionale" agli organizzatori.. se lo meritano proprio. Cosa avrebbe il centro di Sassari dal punto di vista podistico senza la Corrincentro? Ormai è riscomparsa pure l'idea della mitica Sassari-Osilo. Se penso, se vedo, se sovente leggo di tante iniziative in righe digitali di pseudo sportivi o portatori del pensiero di uno stile di vita sano... o dispensatori di consigli sulla riduzione delle emissioni in città, di gente che, ora che è adulta, insegna agli altri che la bicicletta è salutare, che camminare è un'alternativa alla macchina... ma alla fin dei conti alle vere manifestazioni "per l'aria pulita e contro l'uso ossessivo delle macchine" siamo sempre noi.
E' proprio il ciclismo e la corsa che mi hanno insegnato a parcheggiare da qualche parte e mettermi a camminare per andare nei luoghi. Una più intima verità: da ragazzino mi aveva influenzato molto anche uno dei pensieri di Bruce Lee: "evita di usare l'ascensore, invece fai le scale", diceva.
Cambiando argomento, e tornando alla mia corsa, i prossimi obiettivi dovrebbero essere quelli di riprendermi pian piano e buttare giù il peso (mi farà tanto bene anche per la fascite..). La corsa mi darà una mano, perché senza muovermi non riesco proprio a mangiare meno di quello che faccio giornalmente, e di conseguenza provare a dimagrire con la sola dieta. Altra motivazione sarà quella di accompagnare mio padre in alcuni allenamenti, magari fare qualche buon allenamento di "andature" in vista della eventuale partecipazione alla Mezza Maratona del Giudicato di Oristano (il 1° marzo), nella quale si spera di scendere sotto 1h e 40': fare un passo medio leggermente sotto i 4'45''/km. Sicuramente c'è in programma di eseguire degli allenamenti a Platamona, provando a tenere il passo gara per distanze sempre superiori: c'è poco tempo ma sarebbe ottimale fare almeno 4 o 5 uscite di questo tipo entro la fine di febbraio.
Più o meno queste sono le cose che mi sentivo di scrivere in questa serata. Alla fine ho pure scritto più di quello che pensassi.
Spero di avere l'ottimismo per buttare giù, nero su bianco, altri post durante questo 2015. E magari renderne pubblico qualcuno.

giovedì 7 maggio 2015

Senza titolo..

Corri, corri finché il tempo e l'universo si sono scordati di te;
interagisci, in ogni modo, fino allo statico oblio;
muoviti, plasma finché realtà e percezione c'è:
curiosa, fino a quando non vedrai Dio.

Ribichesu Davide