Il mio sogno? trovare l'anima della corsa.. e della vita.

martedì 28 maggio 2019

La forza di un incontro.

Ero convinto che quella fosse la prima dinamica e accogliente giornata che potesse essere chiamata tale. Abbandonai senza dubbi, verso quell'atmosfera da tanto tempo inedita, la sicurezza di quell'involucro d'acciaio protettivo e ricco di comodo torpore. I piedi calarono sul suolo di piombo, dirigendomi subito verso il vano con i dispositivi di protezione: guanti modificati, guscio alto-schienale e sensore di pericolo all'affaticamento. Se non avessi conosciuto quel pezzo di mondo tutto concavo e convesso, ricoperto di specie floreali dense di tranelli nascosti tra i loro verdi viticci, non avrei lasciato il mio piccolo mondo portatile nel velivolo. 
La squadra iniziò subito i lavori di decontaminazione nei paraggi. Routine, come la mia missione: giro di perlustrazione, recupero dei dati dal terreno, delle fonti liquide che andavano prosciugandosi e stato generale della zona: eventuali anomalie.
Partii subito spedito, con una strana sensazione di vuoto nel corpo. L'aria era respirabile ma rarefatta. Qualche componente atmosferico, che non ricordavo, mi mandò subito in caos i sensi, mi appesantii. Durò qualche minuto, poi il mio metabolismo sistemò la questione. Vagai quasi in maniera automatica nella zona, lungo i percorsi di controllo. Dapprima tutto fu come al solito, ben presto fu evidente che qualche individuo locale si fosse sicuramente spinto fino a queste parti. Probabilmente alla ricerca di fonti pure da cui prelevare. Grandi zampe avevano lasciato solchi di piedi antropomorfi. Mi sarebbe dispiaciuto incontrarne qualcuno. Essi solitamente proseguivano per la loro strada non degnandoti di qualunque attività, frequentemente le loro irrazionali bestie, con cui si accompagnavano, potevano assicurarti ben più di un problema, portando gli individui a divenire aggressivi verso la fonte motivo del nervosismo reciproco-contagioso antropomorfi-bestia. 
Sovrappensiero mi lanciai nel vuoto, planando similmente a moto torrentizio lungo le scaglie nuvolose. Le vecchie protezioni anatomiche funzionavano ancora a dovere, sentivo solo dolcemente un massaggio derivante dalle rozze concrezioni, ora sferiche, ora spigolose, che con improbabili getti discendevano verso il basso. Virai ad est e mi introdussi in un canale. Toccai delicatamente il suolo e ritrovai una sorta di vigore. Giocai dapprima con la bassa gravità di quel versante, poi fui sopraffatto dal seguente settore: qualcosa su quel pianeta si divertiva, a sua volta, con i non autoctoni. Quasi come se un'entità si divertisse a mettere a disagio i personaggi scomodi che loro malgrado ci capitassero: per domare dovevi domare. La scalata ruppe le mie certezze e un certo senso di angoscia rimise piede dentro di me. Incubi di altre versioni di quel momento entrarono in me, facendomi vivere universi paralleli nei quali rimasi sconfitto e trascinato sempre e nuovamente alla base di quel flusso incessante e franoso, il quale mi imprigionò in un pozzo di vegetazione verde ora gelido, ora infuocato. Ed ecco che perso nei miei pensieri di sconfitta una bellissima forma vivente dai tratti biondi, rossi e marroni, imponente nelle sue forme e scintillante nella propria purezza e perfezione, si disincantò davanti a me. Non potei fermarmi sull'onda del movimento che mi spinse avanti, quasi guidato dall'influsso metafisico nel quale ero entrato. In un attimo di panico guardai le pareti a ovest, mi sarei buttato? Sarei scappato se la vigorosa bestia mi fosse venuta contro. Quale poteva essere il male minore? Non conoscevo la bestia, non sapevo cosa avrebbe fatto. Un movimento impercettibile della testa e dell'occhio mi incoraggiò ad andare avanti, rallentando, più per ammirare la bestia che per non farli paura. Ero certo che non avrebbe fatto niente. Così fu nel momento in cui passai talmente vicino da toccarla, semplicemente se avessi alzato il braccio per sfiorarle il capo. Non emise un suono, un movimento, un fremito. Ora guardava senz'anima, quasi ipnotizzata, verso il suolo. Dei piccoli fiori accarezzavano la sua bocca prima di essere fagocitati. Passai affianco alla bestia. Qualche momento dopo sorridetti, ebbi coraggio, e continuai senza paura il mio piccolo viaggio. Mi scappò una frase: - mi ha riconosciuto. Non so bene quando, se realmente, ma per un attimo una scintilla ebbe modo di invadere la bestia e la bloccò, o li piazzò un ricordo, o quel che poteva essere, nel suo non evoluto cervello. Rispetto. In seguito sarei tornato ben presto alla macchina, faticando duro per finire l'esplorazione, con momenti di sconforto e altri inganni di quel mondo. Avrei trovato alcune delle creature del posto. Qualcuna richiamò con uno strano rombo  basso e borbottico la sua piccola creatura che si era lanciata verso di me, come se fosse stata in preda alla caccia verso un fantasma. Altre le trovai intente a guardare nel vuoto il panorama del loro cielo alieno, con nessuna vita nel loro modo di fare, come ronzanti dentro se stessi e senza modo di esternare. Altri, radunati, entrarono dentro una caverna. Curioso di capire se fosse per la mia vicinanza guardai i loro identici volti: non ci scorsi nessuna sorpresa o manifestazione nei loro vacui occhi in tutt'altro mistero. D'altra parte per loro io forse facevo altrettanto. Mai avrei potuto azzardare un'intenzione di relazione. Arrivai sfinito dalla mancanza di energie, comunque soddisfatto. Oggi due anomalie erano comparse: gli sciocchi umanoidi avevano preso possesso di una nuova porzione del territorio e una bestia mi aveva completamente ignorato. Una bestia mi aveva deliberatamente ignorato?

venerdì 12 gennaio 2018

Vecchie bozze 7 - Incertezza

Paglia di seta dorata al vento, lune illuminanti la savana e sorriso di fresca acqua d'oasi: hai perle rosse sotto al mento, su curve soffici come lana, che ovunque posasi, dicono alle mie mani. Ma è fuoco che non può nascere, se sono solitari tentativi di parte vani: il cuore aspetta una scossa, per riportarlo alla vita. Sennò meglio tacere, meglio non fare una mossa, non sperare nel piacere, che avere solo mezza invaghita.

Ribichesu Davide

Vecchie bozze 6 - Musa

Vocazione e bella,
stesso astro,
nel dì e notturno,
io seguirò.
Come un'ancella,
con solido albero maestro,
in un cimento turno,
al porto arriverò.

Ribichesu Davide

Vecchie bozze 5 - Irraggiungibile

Sera di sogni,
che si infrangeranno.
Notte di attrazione,
mai ricambiata.
Giorni di bisogni,
che si autodistruggeranno.
Mese di infatuazione,
mai accarezzata.
Platea di anonimi, sconosciuti.
Solitaria poesia, abbandonata.
E penso ai rifiuti,
di una vita costellata.
E appari tu,
che brilli come tizzone di lucente perla nera.
E canti tu,
che fai vibrare l’aria di brividi.
E ti muovi..
Tu, che accendi la speranza.
L’eccitazione, l’energia, la vita.
Tu.
Irraggiungibile a poca distanza.
Vado via, con il cuore colmo d’amore.
E invece sarà un vuoto colore.
Cammino, con la gioia del domani,
che sarà solo dolore.
Ira, furore,
impotenza nelle mie mani.
E ascolto te,
lontano tra le mie lenzuola di bianca purezza.
E penso a te,
che dai forza ai miei pensieri.
E canti.
Tu, che accendi la speranza.
L’eccitazione, l’energia, la vita.
Tu.
Irraggiungibile,
che alla fine della serata andrai via.

Ribichesu Davide

Vecchie bozze 4 - Attesa

Il tempo gorgoglia nel ventre:
è un pensiero che ti consuma.
L'artico in corde di violino
penetra nella solitudine.
Senza luce,
nel mentre di un'ansia come piuma,
come delicata fiamma di cerino,
vivi l'inquietudine.

Ribichesu Davide

Vecchie bozze 3 - Impressioni

I tuoi occhi sognanti,
le mani frementi,
lasciano il posto al furbetto e felice sorriso.
I tuoi sguardi,
dei movimenti titubanti,
sono di una dimensione sconosciuta di mondi amanti.
I grazie frequenti,
le mie parole nei tuoi riguardi,
trattengono dello zolfo acceso sul tuo viso.
E se ardi?

Ribichesu Davide

Vecchie bozze 2 - Ti penso

Dove sei? parte alienata, durante una sconfitta di sguardi. Dove sei? mente rivoltata, nel tornado di dardi. Dove sei, mia amata? tornerai presto o tardi? Dove sei poesia intatta?: stanno morendo i miei versi ingordi.

Ribichesu Davide

Vecchie bozze 1

Libero dal rapimento psicofisico, estraneo dalla trattazione di un sentimento politico. Ora si gioca alla pari con i dadi tratti, immune da ludici maltrattati. O vinci oppure perditi, o rimani oppure disperditi.

Ribichesu Davide

martedì 7 marzo 2017

2^ edizione del Trail del Marganai

Io non so cosa hanno provato intimamente i miei compagni di squadra durante le loro corse, il loro muoversi verso ovest: il punto cardinale chiamato Buggerru. Non riuscirò mai pienamente a sapere e comprendere cosa ricorderanno di quel rientrare affaticati, del solo aver sperimentato per sport una piccola parte della dura fatica che si è consumata in questi territori, di questo terreno denso di storia mineraria. Ma questo racconto è anche per loro, per la loro passione e la loro dedizione ad uno sport che prende ma che sa anche donare molto: se ti metti un attimo a riflettere, se sai cercare e trovare. E il riassunto di questa ricerca sono i complimenti che si scambiano a fine gara sotto forma di parola e pacche, sono la consapevolezza che ognuno dei presenti è stato bravo, ha onorato la gara, e lo sai perché tu hai vissuto quello che hanno vissuto loro e sai in qualche modo cosa vuol dire!
Questo sarà il mio punto di vista.

Si può allora pensare che il Trail del Marganai non è solo una gara, personalmente la individuo più come un percorso di vita. Le gare di 4 o 5 ore mi danno sempre questa impressione, specie se con dislivelli importanti. Non ho mai fatto di peggio, ma questo è il peggio che sono riuscito ad affrontare fino ad ora,  è la gara più dura che personalmente ho sconfitto. Si, perché il Marganai lo si può anche sconfiggere se lo si rispetta. Penso alla mia bravura, e alla bravura dei miei compagni, agli allenamenti che hanno fatto per arrivare a sorridere dopo un’esperienza di questo tipo. Penso alla notte, a quella pioggia che scende, al clima nonostante tutto confortevole, alla strada bagnata prima di entrare nell’oscurità della grotta e ai corridori che scappano già verso il traguardo e si perdono nelle tenebre in cui ti inghiotte la roccia. Ti trovi a partire, ti senti piccolo e smarrito se non segui chi hai davanti. Sei già in difficoltà, ma poi, trattenendo la tua integrità la luce ritorna, più luminosa di prima. Qualcuno ti aspetta: facce amiche. E’ ora di correre verso la prima salita. Senti un brivido di freddo e allora alzi lo sguardo verso il cielo: leggere nuvole che sembrano nebbie grigie che si disperdono lasciano spazio ad un azzurro chiaro e profondo, spaziale. Non pioverà, sai già che farà una buona giornata. Corri verso i raggi del sole che presto arriveranno. E’ come rinascere dal buio di un freddo parto litico, verso nuove esperienze che mai hai visto: vedrai la manifattura della natura e dell’uomo all’opera. E dopo i tuoi primi passi è subito salita, sempre più dura, con tratti di roccia e pietre che si inframmezzano alla terra dei sottoboschi. Affronti di nuovo delle oscurità, ma la speranza è lì: la luce del sole, ricordi? Km e km di tutto questo, e poi la discesa, finalmente. Dopo le gocce che ti scendono addosso dai rami e dalle foglie lungo stretti sentieri, come pioggia fatata che ti idrata e purifica con la sua freschezza mattutina, rivedi ampi spazi e aria tersa dove la vista può spaziare. Segni di vita: ehi, uomo, sveglia! Hai fatto solo la primissima parte. Ora, per un attimo, basta sentirsi solo nel viaggio! Togli la giacca impermeabile e senti i raggi. Un pensiero ti passa per la testa: ora si fa sul serio. Ma subito dopo ritorni umile. Torni a salire, e con la salita torni padrone dei tuoi limiti umani. Senti le gambe che si vogliono già ribellare, per un po’ ti senti tradito dalle asperità che tanto rispetti. Poi, invece, la difficoltà arriva proprio da quella discesa che dovrebbe farti ritemprare, respirare. Si respira, effettivamente, ma solo per i paesaggi fatati e i panorami potenti e immensi, che ti spezzano il fiato: l’aria la introduci dopo con la seguente meraviglia. Ma tu devi guardare dove metti i piedi, sennò cadrai, mentre chi diventa tutt’uno con il terreno vola. Tu puoi solo bloccarti se non entri in sintonia con quello che le piante dei piedi ti trasmettono, e se non fai questo puoi solo perdere tempo. Cadi, rischi di farti male, e capisci quale deve essere il modo di procedere, questa volta sarà così, ti senti tradito anche dalla discesa amica: fai il signore, lasci perdere e ti adegui, puoi già vedere la bellezza di questa scelta. E se alzi lo sguardo anche la gara che ogni tanto riappare in testa sparisce, tu rimani rapito. Ti fermi per i tuoi bisogni e sorridi al fumo bianco che ti si leva da tutto il corpo: che magnifica giornata sta per fare! Poi il panorama si chiude. Scendi tranquillo e composto, evitando tutto quello che devi evitare, vieni premiato da poca stanchezza e da un percorso che sembra non finire mai, ma che poi si dischiude presto sul ristoro: bevi un sorso d’acqua e subito ti spingi verso strappi di oltre 1km! I fuoristrada qui scendono con i freni tirati. Tu guardi verso l’alto e gli scorci ti rinchiudono nel tuo io. Aspettavi queste salite e ne rimani impressionato, è dura, più di quello che pensavi. Pensi che ti sei allenato. E il paesaggio è più bello di quello che pensavi. Hai fatto tante salite nei monti di casa e qui sei in una terra selvaggia, sconosciuta, che dovrebbe nutrirti. E allora ti nutri. Ti fai piccolo e stretto, ti accorci, e piccoli passi, infiniti passi, ti fanno arrivare in cima una volta, e anche la seconda! La strada sale sempre, anche nel piano fai fatica. Una discesa eppure c’è ma non ti sembra quella che è, e neanche più la ricorderai. E poi Antas, anche per il tempio è sempre salita. Una piazza naturale, con un fotografo che si illumina di riflessi solari in lontananza, tu che sorridi, guardi le altre salite, i monti lontani che dovrai scalare. Sorridi, perché i boschi si fanno in parte erba e pascoli: la visuale ti rende ottimista. Stai già crollando fisicamente ed emotivamente ma la pietra del tempio è come te, forte e inarrestabile al tempo. Bevi veloce, ricordi il tempo che scorre: è ora di continuare a correre. Torni a salire, ti senti nuovamente smarrito e subito dopo determinato, le gambe si muovono sempre piano: da quando sei partito qualcosa non va e ti senti più lento del solito. Sto correndo bene o malissimo? Sono bloccato o la gara è più dura di quello che sembra? Anche i tratti di piano sembrano un tapis roulant al contrario. O forse il terreno ti assorbe energia? Ma tu hai mangiato, sai che le energie sono da qualche parte. Scorrono i km, tu pensi alla vita, a cosa sei, cosa hai fatto, perché sei e fai, continui, ti adegui, e non ti fermerai! Più vai avanti e più non ti fermerai! Perché Malacalzetta è lì dietro e già vedi le antenne dell’ultima salita. La strada nel frattempo si è rifatta larga, vedi meglio gli ampi spazi. Mancano quelli che sembrano 14 o 15 km. La strada si fa desertica, un deserto verde intorno. La strada, brulla ma piacevole, nonostante tutto ti rinfranca. Le pozzanghere di acqua ghiacciata, sul largo sentiero che rende i tuoi passi sempre più inutili, nonostante tutto ti distraggono. Ti senti sempre lento ma quasi inarrestabile. Tu sei il maestro del tempo, e il tempo lo controlli. Ed è già ora dell’ultima salita, prima dell’ultima discesa, prima dell’ultima salita, prima dell’ultima discesa: queste ultime sono solo e semplicemente quelle che dovrebbero essere le peggiori. Evviva, verso le antenne! Inizi a lasciare alle spalle anche Malacalzetta, lungo una salita che non vuole aiutarti: infida, bastarda! Ma non la farai mai vincere: io non mi fermo, non rallento! Ti ricordi che tutto sommato non hai quasi visto niente dei bellissimi panorami e luoghi che hai attraversato, sempre concentrato. Ti giri e guardi verso il basso: qualcuno mi insegue: è già da circa un km che mi vuole raggiungere. Si sarà accorto di me? Chi può essere della 47? Mi faccio qualche idea. Vado avanti. Altro ristoro: bevo, riparto. La discesa sarà come le altre: faccio fatica ad andare svelto, e ben presto sento presenze umane dietro di me. Tutti ti superano, sono i concorrenti della 27 km! E’ vero: sono già oltre il ricongiungimento del percorso. Ti sfrecciano affianco al doppio della velocità, in discesa sono degli animali professionisti da trail. Li fai passare prima che ti travolgano. Mi sembrano degli Dei: un tempo anche io forse sapevo fare qualcosa del genere, o sono solo stanco? Non hai timore, dopo c’è la salita: voglio solo arrivare a quell’ultima salita. Forse sto risparmiando le energie per quella da quando sono partito. Spesso ho pensato solo e semplicemente: Davide, devi finire la gara, il ritiro non esiste, è il tuo primo obiettivo. Ascoltati. La salita come paradiso, ti porta al paradiso, e la discesa è un inferno in cui le gambe hanno paura, paura di cadere, di faticare. La salita è così benevola: più fatichi più ti toglie un peso, finché non ne rimane più. Ed eccola, sempre più dura, con tornanti strettissimi. Ad un certo punto i concorrenti della 17 km che si infilano, infilzano nel tuo sentiero: insieme a te verso la vita, la festa, la fonte della giovinezza dei giardini Linasia. Sembra di compiere un ultimo sforzo, l’apice di ciò che si possa compiere oggi, quando cerchi di moderare la tua forza con cui ti tieni al corrimani in legno degli scalini che devi affrontare: sembrano quasi metterti alla prova: se non sei degno si staccano e precipitano indietro insieme a te. Ma ti fanno passare: ti ritrovi nell’Eden e trovi subito il ristoro! E invece qui si aprirà ben presto l’ultima vera prova prima del grande finale. Le antenne vanno conquistate. Si sale e si sale, immerso in concorrenti che non sono della tua gara ma che ti distraggono, ti stimolano, anche se loro potrebbero non esserne consapevoli. O forse si? Ti salutano, ti nominano, certe volte sembra di correre insieme, come tanti escursionisti, come tanti affamati verso un banchetto, o verso la salvezza? Cerchiamo un calice da cui bere? Siamo attratti, da quale forza angelica? Tutto ti porta inconsciamente a togliere altre forze per continuare a salire. L’ultima ascesa è una prova di pazienza, sembra infinita. Ma se trovi la calma vedrai, come se fosse sempre stata lì ad aspettarti, e spuntare all’improvviso, dove sempre pensavi di averla già vista tantissime volte, una freccia che va verso il basso. La tua calma, se è rimasta serena, ti farà affrontare l’ultima discesa con piacere, anche perché ormai avrai imparato a scalare i pendii al contrario. I minuti al km quasi si assomigliano: ti renderai conto che certe volte ti sei mosso alla stessa velocità, sia verso il basso che verso l’alto, lungo tratti che non sono di percorsi terreni. La discesa interminabile ti viene in aiuto, ora finalmente si! E ti toglie anche la monotonia con brevi salite, odiate: finalmente ti senti un po’ libero di maledirle, schernirle. Siete finite: cari D + non mi avete piegato! Loro sono solo un ricordo di quello che hai affrontato, sono prima degli ultimi 3km, dove gli occhi ora si godono lo spettacolo che si concretizza in esclamazioni. Dopo tanto tempo mi sembra di parlare per la prima volta! E’ quasi fatta. Le pendenze diminuiscono, il bosco lascia strada all’asfalto. Niente è duro se non finisce duramente: l’arrivo sembra ancora lontano e innumerevoli macchine parcheggiate ti fanno da contorno. Non sembra possibile avere una così lunga scia di contemporanea tecnologia affianco. Tu spingi con tutta l’energia che hai quella liberazione che ti sfocia fuori. Si giunge, si gira un’ultima volta: sei arrivato! L’applauso è il tuo premio, e te lo sei meritato sicuramente, perché veloce o piano, poco o molto, hai corso al soddisfacente Trail del Marganai! Bravissimo Alberto Crobu! Bravissimo Alessandro Dessì!! Bravissimo Carter!!! E bravissimo anche il nostro amico Tino!!! Bravissimi tutti!!!

martedì 28 febbraio 2017

Come dovrei correre..?

Se un giorno imparassi a correre, vorrei tanto che fosse una corsa simile al modo di pensare di un sognatore che vorrebbe saper vivere.

lunedì 15 febbraio 2016

Amore..

La corsa, il movimento, la libertà.. è compagnia, passatempo, colmare del vuoto, amore.. ..forse potrei rinunciarci in qualsiasi momento tanto la rispetto.. ..forse è talmente tanto il legame tra me e la sport.. che chi mi conosce veramente si dispiace se io non potessi cogliere al massimo l'amore verso questo sogno chiamato sfida e dialogo contro me stesso. Ma io rinuncerei alla corsa per chi mi permetterebbe di vivere muovendomi, e loro, accennano a correre.

sabato 30 gennaio 2016

Escapes in the night

Abbracci dormienti nel freddo tepore,
si stringono in parole sussurrate.
Tra candidi e teneri baci,
tra carezze ora impavide ora fugaci.
La dolcezza dopo il fervore,
si infonde in membra amate.
Siam noi più che audaci,
Siam noi come annodati lacci.

Ribichesu Davide

lunedì 11 gennaio 2016

David Bowie

Stanno sparendo, morendo gli Dei del mio tempo. Solo vivendo, possiamo non disperderci nel vento.

Davide Ribichesu

sabato 19 dicembre 2015

Solidità

I miei tatuaggi sono le cicatrici, la mia guida la pura acqua, traggo forza dagli atti atroci, non mi piega l'obliqua vita, né la realtà appassita. Sarà l'incandescente vento invisibile a spostare le tenebre, che mai metteranno il dubbio e l'incertezza nelle mie palpebre.

Ribichesu Davide

mercoledì 19 agosto 2015

Quasi nel mezzo del cammin di nostra vita..

Il tempo inesorabile, si fa finta di niente. Si perdono, come se fosse tutto infinito. Il cuore, nella egoistica distrazione, non sente. La morte ti riporta a pentito. Ad ogni grigia riunione, sei sempre più te stesso, rivisiti la tua storia, ed è come cambiare d'improvviso: di questa vita hai possesso? allora perché negatività e non un sorriso?


Ribichesu Davide

sabato 8 agosto 2015

I° Ediz. della Arzachena Corre - Memorial Famiglia Passoni - 9,9 km 41'11''


Post su una gara di qualche mese fa..

Il primo maggio 2015 ho partecipato a questa splendida gara, veloce ed impegnativa. In più molto molto calda, tanto che mi sono trovato particolarmente bene: ne avevo proprio bisogno! 
Devo dire che ho corso anche con molta serenità, nonostante una normalissima preoccupazione. Il 3 seguente avrei dovuto fare la faticosissima mezza di Chia, ma la condizione era in ascesa e i problemi quasi superati. Oltretutto durante il viaggio della mattina per arrivare a destinazione ci si era divertiti parecchio a gestire la nebbia nella zona del Coghinas, un'atmosfera che non ritrovavo da quando andavo da ragazzino a pescare. E poi quella strada con quelle belle curve, la SS125 da Olbia ad Arzachena, dove ancora ricordavo le sensazioni delle gare realizzate in bicicletta. Ed ora quel camion davanti a noi che le plasmava con evidente abilità, senza mai invadere la corsia opposta, che bravo autista!
Insomma, dopo qualche piccolo imprevisto si arriva allo Stadio Biagio Pirina. Si prende il numero, ci si cambia e inizio a fare un buon riscaldamento sulla pista, una bella pista, soleggiata e accogliente, con palcosceniche gradinate (se viste dal punto di vista delle corsie). Il percorso di gara partirà proprio da questo stadio e si comporrà di due giri di circa 5km, compreso il passaggio all'interno dello stadio durante il primo giro. L'arrivo sempre sulla linea utilizzata per la partenza. Il percorso inizia compiendo un giro della pista e poi, per passaggi tra i giardini adiacenti, prosegue per la SS427 e gira a sinistra per Via Ippolito Nievo. Da qui taglia per un piccolo sterrato e prosegue per Via Francesco Petrarca, dove la strada comincia a salire. Siamo alla fine del 2° km. Fino a qui me la cavo benino (4'01'' e 4'27''). Dopo si svolta nello strappo di Via Ruzittu e poi ci si butta verso Piazza Antonio Segni, si svolta due volte a destra per entrare in Via Azuni e svoltare subito dopo a sinistra in Via Goffredo Mameli. Dopodiché si prosegue sempre dritto in un lungo rettilineo con falsopiani, fino a girare a sinistra per Via Lorenzo Demuro (3,5 km dalla partenza). Poi nuovamente a sinistra in Via Nicola Columbano, alla fine della quale si gira due volte a destra entrando per stradine interne al complesso sportivo e rientrando allo Stadio. Il secondo giro è la fotocopia. Questo primo giro però lo faccio veramente benino, anche se inizio a sentire molta stanchezza sul finale, poco prima di entrare allo stadio: decido di mollare un po'. Infatti avevoo spinto nella ripida discesa di Piazza Antonio Segni e nei seguenti km, spendendo più del previsto (3'50'' - 4'15'' - 4'06'').


Il secondo giro sarà in difesa. Sentirò nelle gambe lo strappo di Via Ruzittu. Lo sentirò per bene. Le velocità di ogni km saranno tutte inferiori tranne quella dell'ultimo quasi 1000 (4'08'' - 4'42'' - 3'53'' - 4'20'' - 4'00/km). Devo dire che dopo aver visto la media finale ero molto contento, non correvo così da tanto tempo. Un gara magnifica! Un percorso molto divertente! E' un luogo, se si ha tempo di fare un giro, splendido.


Le premiazioni poi sono state fatte in un ampio spazio adiacente, dove sono stati offerti panini con carne, formaggi, bevande, dolci e tantissima gentilezza e ospitalità. Sono andato via veramente felice. In seguito ne approfitterò per rivedere alcuni luoghi e scoprirne di nuovi, ma questa è 'un'altra storia, che potrebbe rovinare il post con qualche critica sull'abuso perpetrato nel territorio del nord-est dell'Isola e vorrei, invece, far parlare qualche bella foto.

 



lunedì 3 agosto 2015

Nell'oceano in tempesta.

In fondo ti devo un favore,
richiesto nelle impotenti ore:
nell'oscuro dolore.
Ma spiegami ora il significato,
di uno sviluppo mancato,
di un bacio mai dato.
Che piano hai in mente?
perché il destino mente..:
esisti veramente?
Continuo a correre,
perché hai lasciato perdere.
Ma dai, ma sai:
ho imparato le lezioni,
o pensi che tradirei le sue emozioni?
Volgono al termine le ore:
cosa mi lascerai?
un momentaneo fiore?
o forse mi perderai.
 No, più semplice che l'invenzione abbia creato un'infinita illusione.

Ribichesu Davide

martedì 14 luglio 2015

Come non mai!

Neanche l'attrazione più grande riesce a superare le incomprensioni, di occhi distanti ed emozioni restie ad incontrarsi. Neanche un cuore che muore per amore riesce a battere la paura della felicità perfetta. Ma i pensieri, le sue pressioni, ti portano con me, metà eletta. Sono persino i dubbi e le false impressioni ad innamorarsi. Sono i momenti di vuoto che mi fanno cadere nel: sono solo? E' la sensazione di un incantesimo rotto che mi fa dire: sono l'unico nel volo? Un attimo e tutto mi distrugge, senza supporto, come tutto si strugge. Devo bruciare per potermi fidare, devo essere noi per essere insieme nel poi.

Ribichesu Davide

giovedì 9 luglio 2015

Stand by

Sbagliare pensando di migliorare, cercando non fai che allontanare. Allora tuffati sul quieto dai flutti smeraldo, non pensare di essere codardo. Lasciati andare sopra il mare, prova ad amare anche ignorando. Senti che puoi volare e poi galleggiare? Sprofondare, ma ora stai già nuotando? Verso la riva puoi ancora dare, ora si tocca. Seduto sulla rocca, quando vorrai potrai aspettare. Quando benvoluto sarai, saltare con il caldo: e avrai.

Ribichesu Davide

giovedì 2 luglio 2015

Il tempo che logora l'ottimismo.

Come le opere di certi artisti, come le storie degli antenati, che vengono apprezzate dopo centinaia di anni, così sono le emozioni che la vita ci porterebbe. Quando sono pronte per essere condivise tra le persone, quelle persone hanno lasciato questo mondo - a volte un mondo astratto, costituito da barriere temporali, spaziali, caratteriali.. - senza, purtroppo, trovarle o perdendo l'occasione. E le nuove generazioni subiranno nuovamente questo destino.

Ribichesu Davide